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martedì 20 febbraio 2018

V Mezza maratona del Giudicato

Dopo più di 2 mesi ritorno a vestire un pettorale.

Dalla mezza di Cagliari sono passati almeno 500 Km di allenamenti, un principio di infiammazione al trocantere, stress per il lavoro, qualche notte insonne e ogni volta che sembrava che la forma stesse progredendo (mi sono trovato a fare 10 ripetute da mille tutte sotto i 4' a Km) qualche cosa si metteva di traverso. Quindi alla fine, dagli inizi di Febbraio, mi sto allenando per il solo piacere di correre e recuperare un po' di brillantezza senza pensare al crono.

E infatti domenica mattina l'obiettivo è quello di fare la mezza come un ottimo allenamento (previsione gara 4'40" a Km) ma niente di più. Giuseppe è stato categorico: non devo accumulare fatica.

Domenica mattina, nonostante qualche piccolo imprevisto, carico la famiglia in auto e via con il resto dei compagni di squadra, direzione Oristano.

Lungo la strada intestino molesto, un po' di pioggia, niente traffico. Alle 8:40 sono a Oristano convinto di essere in perfetto anticipo, dato che i pettorali ce li hanno messi da parte.
Peccato che abbia parcheggiato in un posto rimozione, e un vigile gentilissimo me lo fa presente.
Purtroppo a quel punto, e sono quasi le 9, non c'è più parcheggio a ridosso della partenza. Perdo 15 minuti a cercare parcheggio. E sono a 10 minuti di strada a piedi da dove devo incontrare i miei amici con i pettorali.

Alla fine riesco ad essere nella zona del gonfiabile venti minuti prima della partenza giusto per fare un po' di riscaldamento.

Alla fine lo faccio anche poco convinto perché intanto partirò con calma e non andrò mai oltre i 4'40".

Alle 10 e pochi minuti lo sparo.

Parto in cerca di un amico con cui mi sono incrociato pochi minuti prima per fare gara assieme. Per puro culo lo incrocio in mezzo alla marea umana dopo 200 metri dalla partenza.
Si chiacchiera e senza particolari patemi finiamo il primo Km a 4'35" chiacchierando e schivando i soliti che pur sapendo di andare a 6' a Km decidono di partire in prima fila. Ma è una giornata di festa, non mi incazzo, supero e vado avanti.

Nei primi 3 Km con Alessio, questo il nome del mio amico, stiamo costantemente tra i 4'35" e i 4'38". Poi lui inizia ad accusare il passo che forse non è il suo.
Al 5° Km gli dico di proseguire, e mi allargo a prednere rifornimento per entrambi.

Vedo che non riesce a stare a 4'40", ogni tanto rallento, faccio elastico e cerco di riportarlo sotto al gruppo per stare coperto dal lieve maestrale.
Poi al 7° Km una ragazza lo sprona, vedo che potrebbero stare assieme e allora accelero, raggiungo un gruppetto di testa  e in un amen sono a 4'28". Però ho paura di scoppiare e sto un po' con loro ma al 9° intravedo Claudio, l'organizzatore della mezza d'Ogliastra. Faccio un chilometro a 4'20" e gli sono addosso.

Lo raggiungo, mi dice di andare che lui non ha il mio passo, ma io gli dico che non devo tirare e che starò con lui. Bugiardo. Faccio tre chilometri con lui a prendere vento poi i ragazzi a  cui mi ero accodato all'8° mi risuperano, vedo che possono essere il treno buono e allora via un altro strappo a 4'22".
Da qui sto con loro, il rettilineo infinito che da Torre Grande riporta verso Oristano è di una noia mortale. Chiacchiero con loro e dico che è solo colpa loro se sto andando a 4'30" e che il mio allenatore mi cazzierà; se hanno un'anima devono sentirsi in colpa. Uno dei compagni al 15° scatta, deve fare gli ultimi 5 a 4'20", chiede se voglia andare con lui, la tentazione c'è ma non sono ancora del tutto rincoglionito, e lo lascio andare.

Al 16° Km strappo sul cavalcavia che nonostante tutto supero a 4'29". Qui riaggancio un compagno di squadra che è saltato e sta camminando. Provo a portarmelo dietro ma dopo 500 metri molla.

Ora i compagni di gruppo vanno un filo più veloci di me e io non me la sento di andare con loro, ho paura di saltare. Infatti al 17° passo in 4'27" però la testa mi dice di camminare. Non l'ascolto ma rallento e inizio il conto alla rovescia. 18° chiuso a 4'31", 19° a 4'34" e 20° a 4'37" e nonostante tutto, eccettuato un ragazzo che si era fermato al 16° per una punta al fegato che mi riprende al 18° non verrò più superato, ma anzi continuerò a superare.

Al 21° non so cosa scatti in testa e mi rimetto a 4'20" superando almeno una decina di concorrenti; a 200 m dall'arrivo saluto Marcello con un caloroso vaffanculo, che cazzo mi girasse per la testa me lo sto ancora chiedendo; a meno di 100 metri il mio piccolo nano vuole tagliare il traguardo con me, ma è incasinato col giubbotto. Allora lo carico in spalla e faccio gli ultimi 50 metri correndo con un sacco di patate in spalla. Ci giriamo sotto il gonfiabile e salutiamo tutti.

Un giudice FIDAL, tagliato il traguardo, mi dirà che è una cosa che non si può fare e che verrò squalificato.
Lo so, le regole ci sono e vanno rispettate, ma in quel momento lo gaurdo e gli dico con calma e un sorriso: "Ha ragione, non importa". Crono stoppato con svariati secondi di ritardo. TDS dirà che ho chiuso in 95'53".
Ora non so cosa mi attenda.
Per ora continuiamo a macinare chilometri e poi vedremo.

Buona Corsa.

lunedì 1 gennaio 2018

Addio 2017

Allora, da dove cominciare?
Sono seduto davanti al mio vecchio Asus, con una tazza di the e non ho la più pallida idea di come iniziare, da dove partire e cosa scrivere. 
Mi sento più o meno come nel Dicembre 2016 quando alla mezza maratona di Cagliari mi sono ritirato per dissenteria e il giorno dopo arrivò una tabella che dire orribile non rende l'idea.
Dovevo ricominciare a correre ad un passo degno di un bradipo, seguendo il cardiofrequenzimetro così come un musulmano segue il Corano. E per ogni 'errore', puntuali arrivavano le penitenze da fare, e non erano certo preghiere, ma più che altro cilicio e autoflagellazione. Ci mancava solo correre frustandosi con la regola e quella tabella sarebbe stata riconosciuta illegale anche dalle nazioni Unite.

Tutto è iniziato con quella tabella. Correre piano, a lungo e senza affaticare troppo il cuore e i muscoli.

Dopo circa un mese stavo già riprendendo a correre 60' a 4'18"/4'20". Sembrava di essere sulla buona strada.
Peccato che l'influenza di stagione fosse dietro l'angolo. In pratica 10 giorni di febbre e debolezza. Alla ripresa, per sicurezza, Giuseppe non mi fa fare un passo indietro, me ne fa fare 5. Avete presente quel vecchio gioco da bambini dove si chiedeva a 'regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l'anello?'. Ecco, in questo caso la risposta fu: 5 da gambero.

Ok va bene, faccio finta di niente... Non è vero. Mi sono incazzato come una iena. Via mail lunghe spiegazioni che la noia mi stesse uccidendo e che non trovassi più nessuno con cui correre. Tutti mi schifano come l'ebola.
Ma niente da fare, si va avanti.

Poi la Granfondo del Sulcis, mi dà una giornata di divertimento. 25 chilometri sotto l'acqua di cui 14 con due compagne di corsa. Non seguo le indicazioni, corro solo per il gusto di farlo. E mi diverto parecchio.

A questo punto dovrei fare Chia, e dopo 3 anni la mezza e non la 10 Km come fatto in passato.
Invece, siccome mia moglie al posto delle tonsille ha delle armi batteriologiche, mi prendo l'ennesima influenza, che non mi fa venire una linea di febbre, ma che mi debilita al punto che non riesco a stare in piedi nemmeno dopo 9 ore di sonno. E questo per 10 giorni.

"Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l'anello?"
"2 da crostaceo" (scegli tu se gambero o aragosta, tanto vai all'indietro).

E quindi come diceva il vecchio Ginettaccio "l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare". Si riparte ad andare lentissimi. Non un lavoro di qualità, non un fartlek, mai correre sotto i 5' a Km. Al limite fare una marea di chilometri.

Arrivo a fare 6 allenamenti settimanali. Correrò anche 350 chilometri in un mese. Ora siamo a Giugno, e devo dire che però mi sto abituando. E devo dire che la cosa inizia pure a piacermi. Mi piace correre per tanto tempo lentamente e tante volte la settimana. Ho come l'impressione di essere vittima della sindrome di Stoccolma. Giuseppe è il mio aggressore, o forse la corsa lunga e noiosa, e io mi sto divertendo.

Proprio a Giugno dovrei ritornare a fare dei lunghi, in tabella ho svariate uscite oltre i 30 chilometri. Ma proprio quando potrei iniziare a divertirmi sul serio, le tonsille di mia moglie mi regalano 3 giorni di febbre a 38. Bene ma non benissimo.

"Regina, e mo quanti passi?"
"Sarò buona, facciamo 2 da lumaca"

Ok, ripartiamo per l'ennesima volta. Nel frattempo si torna addirittura a 4 uscite anziché 6. Giuseppe ha deciso che ho bisogno di recuperare.

L'estate, fintanto che c'è stato il caldo mostruoso da 35°C notturni, mi consente di bere litri e litri di birra e di tenere il peso sotto controllo. Farò anche uscite da 27 chilometri per andare al mare, dove all'arrivo mi mangerò anche le bariste del chiosco, oltre 2 paste alla crema, caffè e succo di frutta.

A Settembre, dopo mesi, rimetto su un pettorale. Sono all'Arbatax Park Resort. So che è gara tosta, ma ignoro che il finale sarà da gara in montagna. A fine gara, sarà l'arrivo in compagnia del mio nano, sarà il fatto di avere indossato un pettorale, si accende qualche cosa. Dopo mesi che sui social dicevo di non avere voglia di fare gare, ritrovo il piacere di correre con un obiettivo, che sia una distanza o un tempo.

E infatti a Ottobre farò doppietta di gare: Terralba (14 chilometri in mendo di un'ora) e la mezza di Ogliastra (abbatto di 2 minuti e oltre il personale su quel percorso).

Dopo Arbatax Giuseppe aveva iniziato a mettere lavori corti e veloci (4/5 chilometri corsi intorno ai 4'10"), ma dopo Terralba tornano lavori con più qualità, tornano le 5 uscite e arriva l'obiettivo della Cagliari Respira.

Intanto ai primi di Novembre, arriva la maratona di New York. Alcuni amici da seguire in real time, e in più la grande Sara Dossena che sorprenderà tutti con uno strepitoso crono per essere all'esordio sulla distanza regina.
Proprio questo suo esordio mi farà capire come molti cerchino scuse o peggio soluzioni miracolose per avere dei risultati. Sara su molte testate 'amatoriali' come RunLovers, viene indicata come l'apripista italiana per far capire ai tecnici che non di sola corsa si debba vivere per poter correre veloci e a lungo. 
Lei infatti non fa mistero del fatto che abbia corso in media soli 120 Km settimanali e in più abbia aggiunto scarichi in piscina e bicicletta. Il tutto a fronte di tabelle classiche che prevedano solitamente 180/210 Km settimanali.
Ciò che differenzia Sara da un tapascione come me è che io 120 Km settimanali non li ho mai corsi. Lei è una professionista, io un padre di famiglia che corre per staccare la testa e rilassare i nervi. Lei è sempre stata comunque un corridore prestato al triathlon, io non ho mai avuto prestazioni eccezionali, sono un cretino prestato alla strada.
E come me in tanti non hanno le capacità fisiologiche ed economiche di un atleta professionista. Però lei mi fa capire che ognuno ha un suo modo per raggiungere i propri obiettivi, il mio è affidarmi al coach, non strafare e divertirmi. Altri invece la prenderanno come scusa dicendo: "Vedi se riduco i chilometri andrò più veloce, sarò più forte e non rischierò di farmi male". Peccato che queste persone molto spesso non siano in grado di reggere tabelle da 50 chilometri settimanali, non si sappiano gestire a tavola e che molto spesso cerchino solo metodi alternativi che comunque sembrano essere più delle scorciatoie.

E dopo questo pistolotto, ricordo che a Novembre ho corso la gara di Molentargius. 12 Km a tutta. E dopo poche settimane di lavori di qualità chiuderò i 12 Km a 4'09" di media. Con un passaggio ai 10 Km al di sotto dei 42'.

Sono euforico, so che in proiezione mezza maratona, quel passo significa poter ambire con cognizione di causa ad un under 90'.

Le tre settimane che mi separano dalla gara passano facili, eccetto l'ultima. In quest'ultima settimana finalmente mia moglie regala le tonsille ai rifiuti speciali dell'ospedale di Iglesias, e se è vero che lavorerò tutta la settimana solo 6 ore, è anche vero che una volta tornato a casa devo fare tutto, dalle lavatrici ai pasti, dal seguire mio figlio a fare compagnia alla paziente. In tutto questo, ci scappa pure qualche litigio con mia moglie che vorrebbe che non andassi a correre. E forse avrebbe pure ragione, ma oramai vedo l'obiettivo a un passo e non voglio permettere a nulla e nessuno di impedirmi di arrivarci. Peccato che poco prima dell'operazione mia moglie mi abbia regalato una tosse costante e che la nevralgia al trigemino sia da 2 mesi latente.

Alla gara di Cagliari arrivo convinto del mio e come scritto nell'ultimo articolo, credo di potercela fare. Ma l'epilogo invece sarà ben diverso.

Alla fine del 2017 mi ritrovo con tante gare quante non ne facevo da anni. Tutte andate bene tranne l'ultima, e sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

Prima di natale ho comunque inanellato ancora tanti chilometri è chiudo l'anno con oltre 3200 chilometri corsi.
Fino a Natale anche il peso era in linea; invece nell'ultima settimana, complici i pasti e gli alcolici soprattutto, sono ingrassato di quasi 3 chilogrammi.

Propositi per il nuovo anno: tornare in forma in 2 settimane e già a febbraio andare al'attacco del personale sulla mezza maratona a Oristano. Poi se ne avrò voglia, ma soprattutto se verrà confermato il calendario, correre una maratona, a Cagliari, d a 4 anni dalla mia prima e unica 42 Km.

Buone Corse e buon anno.

lunedì 11 dicembre 2017

Cagliari Respira 2017

Finalmente dopo mesi di preparazione arriva il giorno della rivincita.

Un anno fa era andata malissimo causa dissenteria nelle 6 ore prima della gara.

Quest'anno dovrei avere fatto tutto per bene, avvicinamento negli ultimi 3 mesi con gare con risultati sempre in miglioramento, allenamenti sempre più tosti per aumentare i cavalli nel motore, e il peso in caduta libero.

Però.

C'è un però.

Nelle ultime tre settimane ho avuto costantemente tosse e una nevralgia al trigemino.
E soprattutto nella settimana pregara, mia mogie è stata operata alle tonsille. Per cui, se è vero che ho lavorato solo sei ore al giorno, al rientro a casa mi aspettava una vita da casalingo disperato, tra moglie da accudire, figlio da gestire, e ritagliarsi il tempo per le sedute di allenamento è stato un dramma. Ho rischiato anche l'incolumità del matrimonio!

Comunque quel che è fatto è fatto.
Dopo la gara di Molentargius, chiusa a 4'09" sono fiducioso di poter gestire una mezza intera a 4'15".

L'idea è di partire a 4'20" e andare in progressione per poi sparare tutto dopo il 17°.

Arrivati a Cagliari come una comitiva di zingari con tutta la squadra, troviamo un clima prettamente invernale: cielo terso ma 5°C. Per me l'ideale.

Si cazzeggia in compagnia, si dicono le solite 4 fesserie. Si aspetta il comapgno di squadra che Sabato ha ritirato i pettorali.

Alle 9 la temperatura è salita, è proprio una bellissima giornata per correre.
Mi cambio, saluto gli amici che incontro intorno alla pista, poi via di riscaldamento.

Alle 9:45 entro in gabbia, e lì come un animale, non riesco a stare fermo, in più il fresco mi congela i reni, e come un bestia, sono obbligato ad inginocchiarmi e liberare la vescica in mezzo a più di mille persone.

Alle 10:00 puntuali come il Big Ben, via.

Mi ripeto di tenere i 4'20". Ma oramai le gambe sono abituate a ritmi un po', non molto, più veloci. Raggiungo prima Maurizio, che vuole farla proprio a 4'20". Vorrei stare con lui, ma le gambe girano bene, e dopo 300 metri lo lascio. Raggiungo alla fine del primo chilometro il palloncino dell'ora e trenta. Cerco di stare dietro di lui, ma le gambe sono sciolte e mi accorgo che tenere il suo passo mi sta imballando.
Mi butto a sinistra e lo supero senza strafare. Vado facile a 4'13".

Arrivati all'imbocco di Largo Carlo Felice il primo strappo di 250 metri. Gli altri anni l'ho fatta senza patemi. Invece quest'anno, stranamente, sento le gambe indurirsi. E siamo solo al 3° Km.

Sotto la statua di Carlo Felice, inversione a U e si va in discesa, lascio le gambe sciolte, ma sento che qualche cosa non quadra; per un attimo ho il cuore in gola, ma non ci faccio caso. Nel frattempo mi accodo a due corridori della stessa società: lui a fare il passo, lei a cercare di fare il personale. Mi accorgo che hanno il mio stesso target. Bene, forse ho trovato con chi fare la gara.

Nella discesa di Viale Trento sono a 3'57" che poi a fine chilometro saranno 4'12". Sto bene non fatico e il battito è regolarmente sotto i 180bpm. Sento però le gambe infastidite sulle fasce late.

Ora siamo in via Roma e i palloncini dell'ora e trenta ci stanno riprendendo. Non mi preoccupo, quello è il mio target. All'imbocco di viale Diaz mi faccio riassorbire e mi metto coperto in seconda fila per prendere meno aria. Però le gambe dolgono. È come se non avessi scaricato bene durante la settimana, come se il raffreddore mi avesse fortemente indebolito. Cerco di condurla di testa. Dopo poco mi si affianca Marcello che fa la 6 Km; mi saluta, ma sono concentrato e quasi lo ignoro, devo gestirmi.

Alla fine del nono chilometro c'è il ponte Vittorio. Qui finisce la mia gara. Le gambe ora fanno malissimo, è come se da un momento all'altro dovessero arrivare i crampi. Rallento, cerco di lasciare andare i palloncini con l'intento di fare un chilometro di pausa per poi ripartire. Non riaprtirò.

Sarà un rallentmaento continuo. 4'30", 4'38", 4'40", 4'42".

Ora voglio solo finirla. Mi faccio superare da chiunque, oramai in testa c'è solo voglia di arrivare fino in fondo per non ritirarmi un'altra volta.

Verso il 17° incontro di nuovo Maena, oramai una costante nelle mie ultime gare in Ogliastra. Lei è sciolta correndo, ma farmi battere da lei non mi va. Corro di fianco a lei e tengo il suo passo. Penso che potremmo essere di sprone l'uno all'altro.

Poi al diciannovesimo mi passa per 100 metri davanti. Ha un lettore mp3 che diffonde nell'aria autentica musica di merda. Questo va a compensare l'ottimo panorama che è il suo fisico. Quando dai mini altoparlanti viene fuori Despacito, non resisto, mi faccio sotto, le faccio presente che correre con quella musica di merda è considerata tortura in 190 nazioni e torno in testa. Da ora non la vedrò più. Ancora un rampetta fino al ventesimo chilometro e poi giù in via Rockfeller.

All'imbocco del campo CONI, un runner mi fa: "Li andiamo e prendere". Ok andiamo, allungo di 300 metri, riprendiamo una decina di concorrenti e poi gonfiabile.
Il crono si ferma a 1h35'30". In passato avrei stappato un Ferrari per un crono del genere, ora invece torno a casa con l'amaro in bocca. Perché dopo la gara di Molentargius i miei sogni erano per 1h28" alto.

Va bene così. Dopo quasi due anni ho chiuso un'annata decentemente, con alcune piccole soddisfazioni, qualche delusione e con nel mirino i 3200 Km percorsi in un anno.
Adesso testa bassa e lavorare fino al 18 Febbraio per la mezza del Giudicato, dove l'under 90' dovrà essere un obbligo, malanni di stagione permettendo.

Buona Corsa!

venerdì 17 novembre 2017

3° Corri Molentargius

Domenica scorsa, dopo 4 settimane di lavori specifici per la velocità, ho corso la 3° edizione della Corri Molentargius.

La mia idea è quella di riuscire a fare meglio di Terralba, dove sono passato ai 10Km poco sopra i 42' e soprattutto avevo chiuso a 4'15" di media.
Nella mia testa l'idea è di chiudere a 4'10" per avere così qualche possibilità, a Dicembre, di ambire a un under 90' nella mezza.
il coach Giuseppe mi catechizza più che sul passo sulle soglie cardiache, stare sotto i 184 per il primo terzo, poi sotto i 187 e negli ultimi due andare anche a 190.

Partenza alle 8 da Carbonia con il mio compagno di squadra e a volte di allenamento Giuseppe, un uomo chiamato cazzimma. C'è poco da fare, anche quando ne ha poco si spreme come un limone.

Arrivati dopo un'ora a Cagliari, completiamo le pratiche per ritirare pettorale e pacco gara, ci cambiamo. Sembra fresca la giornata, appena indosso la temrica perciò capisco subito che mi farebbe sudare come una sauna. Quindi svolazzini e canottiera.
Riscaldamento per 25' corricchiando nella parte iniziale del percorso che scopro essere in terra battuta. Magari poi diventa asfalto, penso, invece sarà tutta terra battuta, fango e ghiaia. Non è una campestre, ma è un fondo sul quale non sono abituato a correre.

Ore 10 via. 
Lo starter aveva chiesto a chi dovesse fare l'amatoriale o correre la competitiva lentamente di lasciare i posti davanti a chi avrebbe corso più forte, ma niente. Purtroppo a causa di un ritardo ai bagni mi trovo nelle condizioni di partire dal fondo.

Al via sguinzaglio Giuseppe, che è piccolo ma cattivo come un diavolo della Tasmania e via di spallate e gomitate. Chiedendo permesso.
Quel disgraziato di Marcello quando lo supero mi tira una spinta. I vaffanculo che gli ho tirato dovrebbero garantirgli una degenza in ospedale fino a Natale.

Il primo chilometro non riesco a gestirlo bene, nonostante il passo lento sopra i 4'25" ho il cardio che sbarella. Comunque lo chiudiamo a 4'13". Poi Giuseppe come suo solito parte con l'ignoranza e via a tirare. Lo conosco, lo tengo a un tiro di schioppo ma cerco di non scoppiare, quindi sono 4'08" e 4'07". A questo punto il cardio mi si assesta, e dopo un attimo di panico iniziale capisco che ne ho. Supero Michele, compagno di tante gare, mi dice di non stare bene, stretta di mano e via. Chilometro chiuso a 3'59". Forse la sensazione di benessere può farmi saltare.

Da adesso passo io davanti a Giuseppe a fare il passo. Intanto il gruppo inizia a sfoltirsi. Per i successivi tre chilometri prendo come riferimento un ragazzo che mi sembra abbastanza regolare e infatti sono 4'12", 4'12" e 4'07". Ora il mio pacer dà segni di cedimento. Decido di superarlo proprio quando si entra nel rettilineo di rientro. 4'04". 

Ora mi assesto, il fatto di non avere molta esperienza su ghiaia e terra battuta si fa sentire. Dopo un chilometro dove continuo a recuperare persone chiuso a 4'12", la stanchezza inizia a farsi sentire. Al 10° Michele si riaffianca con una corsa bella facile. Io invece inizio a cedere e chiudo il chilometro a 4'16". Decido di provare a riaccelerare, il chilometro lo chiuderò a 4'12", ma Michele e almeno altri due che avevo superato poco prima mi ripassano. Ultimo chilometro, aspetto gli ultimi 500 m per lanciarmi.

Parto, raggiungerò velocità di punta intorno ai 3'40", ma troppo presto, a 100 m dall'arrivo non ne ho più mi manca il fiato. Chiuso. 50'01" per poco più di 12 Km. Il Garmin dirà 4'09" di media. Passaggio ai 10 Km in 41'23".

Sono sfatto, di fianco all'arrivo c'è lo stand dell'Arborea con le bevande per il ristoro, mi si avvicina una delle belle promoter per chiedermi cosa voglia. Dalla bocca mi esce un rantolo di cui lei intuisce il significato "Aspetta che sto per vomitare". Mi sorride, prendo due brick di succo di frutta e la saluto. Due chiacchiere con Michele, che nonostante sul traguardo mi abbia battuto, ha impiegato 7 secondi più di me sul real time (magra consolazione). Giuseppe oggi invece non ne aveva e chiude con un dignitosissimo 4'15" di passo.

Bellissima gara, ben organizzata e location fenomenale in mezzo a fenicotteri, cavalli e laguna. Niente di meglio per staccare la testa dalla settimana lavorativa.

Ora testa alla Cagliari Respira, sperando che questo raffreddore stagionale che mi sta massacrando, e soprattuto che la nevralgia al trigemino mi lascino in pace per le prossime 2 settimane.

Buona Corsa!

domenica 22 ottobre 2017

Mezza Maratona d'Ogliastra

Dopo un anno di assenza decido di tornare sulle strade d'Ogliastra.
La reputo una delle gare più belle. Non è una gara per fare tempo, troppe salite, periodo sempre troppo caldo, ma il panorama che si gode dalle salite del 15° e del 19° Km e la capacità di accoglienza della gente d'Ogliastra meritano tutta la fatica che sto per fare.

Partenza alle 5:30 del mattino, purtroppo quest'anno mio figlio ha la febbre e non ci si può recare in Ogliastra dal giorno prima. Passo a prendere mio padre, voglio compagnia, rischio di finire in cunetta. Per questo gli offro la 10 Km non competitiva. Nonostante sciatica e l'età prossima ai 70, si farà valere e dove possibile la farà di corsa. Mi svelerà anche che al 19°, sulla salita più dura, vedendo il fotografo, si è messo a correre nonostante la pendenza.

Arriviamo in Ogliastra alle 8, dopo 2h25' di guida tranquilla in strade deserte. Il Lido di Orrì è uno spettacolo. Dopo nemmeno 30 minuti salgo sul bus che ci porta alla partenza. Lì iniziamo a riscaldarci. Il secondo bus arriva un po' tardi, per cui partenza ritardata di 10 minuti. Dopo le 9:40, pronti via.

Parto a fionda, anche se Giuseppe mi ha dato una direttiva precisa:
5 Km 4'30" + 10 Km a 4'45" + 5 Km a 4'30".

Mi faccio traviare da due signorine niente male che come due folli si fiondano subito a 4'05". Dopo un km il mio compagno di squadra, nonché detentore del primato sul percorso, Massimo Nocco, è già irraggiungibile. E come ogni sua partecipazione, anche questa si conclude con una sua gara in solitaria, e butterà giù 1 minuto sul primato del percorso. Io e lui a parte indossare la stessa maglia, facciamo due sport diversi.

Partenza
Ma torniamo a me. Dal secondo chilometro mi metto in caccia delle due fanciulle. La prima, che ha una tenuta di gara che non lascia immaginare nulla del suo fisico atletico, la riprendo al terzo chilometro (poi scoprirà di averle dato 10 minuti al traguardo). La seconda è la stessa ragazza che ad Arbatax ho ripreso sull'ultima salita e so che sulle salite tende a saltare. Per cui mi do il 15° Km come target per riprenderla.

Intanto due atleti dell'amatori Nuoro si affiancano, vado dietro loro. Al 4° Km, Marco, si stacca, gli dico di tenere che poi tra mille metri rallenterò. Non tiene, ma so che ci rivedremo.
Al 5° Km la media è 4'18". Bene ora rallentare. Intanto al 6° arriva Michele della CMC. Si chiacchiera e restiamo costanti sui 4'30". 
Primo vero strappo e lì notiamo che la fanciulla che avevo ipotizzato di raggiungere al 15° è già saltata. In salita prendo un piccolo abbrivio su Michele, ma niente di che. Continuiamo regolarmente a fare elastico, va avanti un po' lui, un po' io. Come finiscono le salite, giù in discesa a raggiungere la fanciulla.

Purtroppo come nel 2015 sento fastidio al fegato, ma ho fatto esperienza e invece che cercare di tenere, mollo poco poco il passo, e siamo subito sul retro di Barisardo. All'11° lascio andare Michele, io sono ancora in apnea per il fastidio al fegato, ma in compenso corro con la fanciulla che all'arrivo sarà seconda assoluta, ora è prima, ma Maria Grazia la riprenderà sulle ultime salite. Raggiungiamo i partenti della 10 Km amatoriale, e incrocio pure mio padre che mi saluta.

Verso il 13° Marco torna sotto, facciamo passo assieme, ma al 15° salita con tre tornanti stretti. Io sono a mio agio, lui invece molla. Chiudo al frazione da 10 Km a 4'40" di passo.
Da qui è tutta gara di testa. Sono stanco, ma al 15° devo accelerare come da programma. Continuo a superare tanti non agonisti, li saluto li incito e continuo.

Ultima salita
Alla fine del 19° lo strappo peggiore, una lunghissima ascesa fino a 60 m sul mare in meno di 300 m. In cima vedo una bella ragazza, faccio lo scemo, mi volto e le dico che la salita è solo una discesa al contrario (me lo dice sempre Massimo Nocco quando mi tira il collo in salita), bevo all'ultimo rifornimento, prendo le spugne e via. Però il passo è lento, l'ultima slaita ha fatto scendere il passo a 4'48". Devo spingere. Purtroppo strani movimenti dalla frisciura (interiora in sardo) non mi fa capire se ho necessità di fare pipì o peggio. Non riesco a spingere, aspetto solo la fine. Alla fine il passo dell'ultima frazione sarà 4'38".



Finalmente supero l'ultima curva e vedo il gonfiabile a 200 metri. Sprint finale, vedo il crono che scorre. STOP. 1h36'23". Persona Best sul tracciato.

In cerca di birra
Contentissimo aspetto mio padre che arriverà 30 minuti dopo. Assieme ci rifocilliamo al ristoro, facciamo il pasta party e beviamo pure un po' di birra artigianale. Alle 13 saliamo in auto e si torna a casa. Poco prima di lasciare l'Ogliastra superiamo un club di motocross e ci prendiamo un caffè al bar in strada. 15:30 sono a casa.

Giornata bellissima da segnare sul calendario. Nonostante non stia facendo lavori di qualità correre mi sta venendo stranamente facile.

Giudizio sulla gara: peccato l'Ogliastra sia un po' problematica da raggiungere, ma per me questa resta la gara più bella in assoluto in Sardegna. Quest'anno poi, Claudio e i ragazzi dell'organizzazione hanno fatto i salti mortali per regalarci una gara degna di essere ricordata. E nonostante i soli 3 mesi di preparazione ci sono riusciti alla grandissima.

Personalmente, come faccio dal 2014, cercherò sempre di convincere altre persone a partecipare alle scalate sulle colline di Cea.

E ora testa alla 12 Km di Molentargius, prima di chiudere l'anno come sempre con la Cagliari Respira.

Buona Corsa.

mercoledì 11 ottobre 2017

Marceddì Terralba

Domenica 8, a un mese dalla gara di Arbatax, rimetto un pettorale.

Non lo avevo previsto, ma il coach, che non vedo da oltre 4 anni mi convince. Sarà un modo per rivederci e non solo insultarlo via email per gli allenamento noiosi che mi ha imposto.
Per convincermi ha usato frasi del tipo: "corriamo assieme, non sono in forma, vedrai che l'allievo supererà il maestro".

So benissimo che non è vero, ma voglio crederci e poi sarà un modo per vedere come rendo in una gara tirata.

Quindi domenica sveglia alle 6, colazione a cazzo di cane, e via in auto.
Tutta la settimana non ho badato all'alimentazione, men che meno sabato dove comunque non ho lesinato né sul cibo né sul bere.
Quindi dopo 30 minuti di auto... DATEMI UN CESPUGLIO. L'intestino si sveglia e niente, bisogna assecondarlo.

Risalgo in auto, seguo il navigatore che decide di farmi fare un giro a capocchia nei pressi di San Gavino e Sardara, e alla fine arrivo più che in orario a Terralba, dove devo ritirare il pettorale.
Alle porte di Terralba, davanti allo stadio... di nuovo in bagno.

Finalmente arrivo al punto di ritrovo di atleti e giuria, e vedo subito Giuseppe. Non mi riconosce coi capelli rasati a zero. Un abbraccio, mi presenta un altro compagno di avventura e suo compagno di allenamento, Domenico.

Ultimi preparativi, ritiro pettorale, mi cambio e poi via in navetta fino allo stagno di Marceddì.

Riscaldamento
Sul bus Giuseppe chiacchiera del più e del meno, dai vari allenamenti che mi ha fatto fare durante l'anno, di come la gara abbia cambiato percorso nelle varie edizioni e tanto altro.

Arrivati a Marceddì, facciamo ancora 4 passi verso la partenza e poi alle 9:20 iniziamo il riscaldamento. Nel frattempo si è aggiunto un altro compagno di avventura.

Si cazzeggia, si parla di scarpe, di figli, di sveglie alle 5 del mattino per correre; ci si svuota vescica e intestino per l'ultima volta e poi siamo pronti alla partenza.

Ponte
Giuseppe sostiene che tutti e 4, dato che lui non è in forma, possiamo correre assieme e correrla tra i 4'10" e i 4'25".
Pronti via, si parte e subito siamo nell'imbuto del ponte sullo stagno; rischiamo di prendere un muretto, poi dopo 200 metri si esce e ci mettiamo a regime.

Da ex ciclista, Giuseppe suggerisce di fare fila indiana e alternarci ogni minuto.
Il primo chilometro lo chiudiamo a 4'18" anche a causa del traffico, poi il secondo Giuseppe ci mette alla frusta e sono subito 4'03".
Usciti dal ponte
Ho paura di saltare, ma il cuore sembra tenere. 
Dopo 4 chilometri Domenico ci lascia, forse stiamo esagerando. Io sono costantemente sopra i 180 bpm. Giuseppe mi dà il tetto dei 185/186 bpm da rispettare.
Al 6° siamo rimasti io e Giuseppe, e al settimo decido di lasciarlo andare, perché ho paura di saltare. Adesso il passo complessivo è 4'10".
Avevamo appena superato colei che all'arrivo sarà prima delle donne.
Ai 7500 mi lascio superare e io la prendo come riferimento. Non sono stanco ma la paura di saltare è alta. Ho un solo obiettivo, chiuderla sotto i 60', ammesso che la gara sia davvero di 14 Km. Infatti non so per quale motivo ho in testa che la distanza sia di 14500 metri.
Dodicesimo chilometro
Oramai sono costante a 4'18". Anche se al 12° inizia ad arrivare la fatica e lo chiudo a 4'23". Mi sembra di poter prendere il mio punto di riferimento che è sempre davanti a me di 50 metri, ma quando penso di andarla a riprendere, lei invece incrementa il passo, e io avendo paura di saltare non rispondo, aspetto il 13°.
Quando vedo il cartello del 13° sono a un bivio: sparare tutto sperando sia solo un chilometro o accontentarmi. Purtroppo non ho coraggio e decido di non rischiare.
Finalmente dentro Terralba riconosco il retro della piazza in cui ho lasciato l'auto. Capisco che la gara sta finendo, allora decido di accelerare. In 200 metri passo da 4'20" a 3'30". Chiudo il 14° Km in 4'08". Altri 30 metri, e sono sotto il gonfiabile. Guardo il crono: 59'33", 4'15" di passo. 
Arrivo

Missione compiuta, abbraccio Giuseppe che mi aspetta all'arrivo e sono più che soddisfatto.
Ristoro con succhi di frutta, acqua e caffè e poi via di corsa a casa che mi aspetta mia suocera per festeggiare i miei 42 anni.
Anche a pranzo terrò ritmi altissimi, quasi da record del mondo.

La testa adesso è proiettata a domenica prossima per la mezza maratona d'Ogliastra, dove spero di poter migliorare il mio personale sul percorso (non sulla distanza) visto che ci sarà da arrampicarsi sulle salite di Cea e onestamente mi sento abbastanza bene, come non mi succedeva da almeno 1 anno e mezzo.

Buona Corsa!