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lunedì 31 marzo 2014

Marzo 2014


E anche Marzo è finito.


Si è concluso il mese più duro dell'anno e anche quello più carico di soddisfazioni.

Ho corso circa 280 Km (276 per la precisione), ho portato a termine la mia prima maratona con un tempo sognato ma insperato dopo le ultime tribolate settimane di preparazione, e ora è entrata in circolo una sostanza devastante: VogliaDiMaratona.

Per assurdo ho trovato più divertente preparare un maratona che le tante mezze maratone passate. Ho scoperto di adorare il fatto di stare più di due ore sulle gambe; mi piace l'idea di correre una gara che per me duri più di tre ore, e soprattutto mi piace l'idea di correre con un fiume di persone, che in realtà sono dei pazzi scatenati. Si, perché correre per 42 Km non è una cosa da sani di mente.

Si rischia di soffrire tantissimo, si rischia di soffrire anche dopo la gara, si rischia di soffrire durante la gara perché vedi mesi di duro lavoro finire nel cesso.

Eppure io ho adorato la maratona, e se non fosse per il fatto che vivendo in Sardegna, correre la maratona è molto dispendioso dal punto di vista monetario, starei già pensando di farne un'altra a Maggio, magari quella di Trieste.

Ora invece, per contenere i costi, mi dedicherò alle ultime mezze maratone di primavera:
Il campionato italiano che si svolgerà a Chia, che farò solo perché è la prima volta che si fa un campionato in Sardegna, e poi a fine maggio la mezza di Pula, dove cercherò di abbattere il personale. Sognerei un under 90 minuti, ma credo sia ancora troppo presto per ambire a simili traguardi.

Buona Corsa!

mercoledì 26 marzo 2014

La mia maratona di Roma 2014

Prologo: Chi segue questo blog sa quanta fatica e quanto sudore mi è costato preparare questa maratona. Sono passati tantissimi chilometri sotto le mie scarpe. Sono state tante le ore di sonno perso, dovute a sveglie mattutine a orari improponibili. Sono stati tanti i consigli e le correzioni profuse dal mio coach. L'ultima in ordine di tempo è stata sul target: non correre più veloce di 5' a Km. E partendo da qui si dipana la storia della mia prima maratona: Roma 2014!

Capitolo 1: La sera prima - Sono le 21 di sabato, il bimbo mangia al seno di mia moglie, e io come un malato mentale, rifaccio lo zaino gara per almeno 3 volte: GPS, pantaloncini, canotta termica, canotta, manicotti, berretto, integratori, miele... disfo, forse ho dimenticato qualche cosa... GPS, pantaloncini, canotta termica, canotta, manicotti, berretto, integratori, miele, cardio... ricontrolliamo... GPS, pantaloncini, canotta termica, canotta, manicotti, berretto, integratori, miele, cardio, pettorale. Forse c'è tutto. A nanna. Il figlio si addormenta alle 22 e io poco dopo crollo nel mondo di morfeo; se non fosse che alle 3.00 mi sveglio, per poi riprendere sonno solo alle 4:40. Nel mentre, vado in bagno, penso ai dictat del coach, alla fatica accumulata da turista per le vie di Roma, e penso che potrei morire ben prima del 36° Km. Alle 5:45 mi alzo definitivamente. Colazione, ancora in bagno, vestizione, baci a tutti i familiari e via a prendere la metro.

Capitolo 2: Un fiume umano - Scendo in metro alle 7:00 convinto di essere da solo. Invece già da Ottaviano siamo un fiume di zainetti rossi e neri che si reca come un corpo unico verso una destinazione ben determinata, ma che non sa quante di queste sue membra manterrà vive a fine mattinata. A Termini si cambia, direzione Laurentina. Il corpo continua a crescere. Siamo un fiume in piena che solo la fermata dei Fori Imperiali, permette di far defluire. Arriviamo in zona Colosseo che sta piovendo, una pioggerellina leggera, che ci tiene svegli, nel caso l'adrenalina non bastasse. A questo punto il corpo unico si divide in tutte le sue 19000 parti, tutti a vestirsi, indossare pettorali, scaricare i bagagli e via alle gabbie, e se occorre, ancora un po' in bagno.

Capitolo 3: Ready to go - Siamo in gabbia, e come i grandi felini che ho visto allo zoo, siamo tutti affetti da stereotipie. Chi chiacchiera compulsivamente, chi saltella sul posto per scaldarsi dal freddo, chi è assorto in altri pensieri. Io sono emozionato, ho paura, soprattutto che il mio intestino voglia tirarmi il solito tiro mancino. Cerco di svuotarmi di ogni elemento non necessario all'impresa. Cosa che non credevo possibile, da sotto i pantaloncini, mentre sono in piedi in mezzo ad altre 19000 persone, faccio la pipì. Guardo il cardio. Pur essendo perfettamente immobile, i battiti sono intorno ai 96 bpm. Si, mi sto proprio cagando sotto dalla paura. Intorno a me una folla di eroi. Sono venuti da tutto il mondo. C'è lo svedese con le piume giallo blu in testa. Ci sono gli ammerrigani. Ci sono gli asiatici. Non mancano anche francesi e tedeschi. E' un grandissimo meltin pot.

Capitolo 4: Partenza via - Sono in ultima gabbia. Sento lo speaker che ci avvisa che stiamo per partire... Si cammina per 300 m, forse 450. Solo dopo quasi 4 minuti riesco ad arrivare sotto la linea di partenza. Ricordo i consigli preziosi di Giuseppe, il coach: "Usa i gomiti, usa le vie di fuga, spingi se serve, ma resta sempre calmo. Una scarica adrenergica ora potrebbe voler dire non avere il glicogeno necessario per finire la gara". E così faccio: mi infilo in ogni spazio fra i vari concorrenti; do involontariamente qualche botta che mi frutta qualche insulto (credo anche meritato); quando non riesco a superare da un lato, rallento, torno indietro di un passo e riprovo dall'altro lato. Finisco il 1° Km in 5'31" secondo il garmin; in relatà misurando con i cartelli del chilometraggio finirò in 5'45". L'obiettivo ora sono le prime due frazioni da 5 Km, entro il 10° devo garantirmi di essere a 5' Km reali. Al 5° Km passo con un gap di 38" sui 25' previsti, e al 10° Km il gap si è ridotto a 7". Il vero problema è che quando passo al 10° Km il garmin dice che ho già percorso 10300 metri. Di questo passo, penso, finirò la maratona con un rilevamento di 43200 metri.

Capitolo 5: A regime - Ora sono al 12° Km e per la prima volta la media reale non quella segnata dal Garmin, è di poco sotto i 5' a Km. Le gambe vanno bene, sono costante. Sembra di essere appena partiti. Solo un lungo riscaldamento. Adesso il gruppo non è sgranato nel senso stretto del termine, ma comunque persone che vadano a un passo molto differente dal mio non ne trovo. Per cui ora si va di conserva. Tenere il motore a regime e non perdere la testa in inutili accelerazioni. E infatti guardando il Garmin vedo che comunque il passo altalena sempre tra 4'47" e 4'53". Certo 6" sul passo sono molti, ma è la mia prima maratona, e non ho ancora la giusta sensibilità per essere un metronomo. Intorno al 17° Km si entra in via della Conciliazione. E qui mi rendo conto di cosa significhi per i romani questa manifestazione. Vedo da lontano il cupolone, e penso che la folla sia lì per Papa Francesco. E invece no. Sono lì anche per lui, è vero, ma in questo momento sono lì per noi. Ci incitano, ci spingono, e in questo momento i sanpietrini non esistono. Esiste solo la consapevolezza di fare parte di qualche cosa di grande e di bellissimo. Tutta questa bellezza però sta per essere rovinata. Infatti appena passata piazza Risorgimento, parte il remake del diluvio universale. Solo che questa volta la grande Arca non c'è, e la cosa che assomigli di più a una barca sono le nostre scarpe che sfortunatamente non hanno pompe di sentina. Continuo comunque imperterrito ad andare, e come confermerà il Garmin, sto diventando un metronomo. Chiudo la mezza con il real time di 1h44'02". Se penso che la mia prima mezza nel 2009 l'ho chiusa in 1h45'.

Capitolo 6: E ora fuori le palle - 21 Km sono passati e ora si deve cominciare a fare sul serio. E' da un po' che ho notato che molto difficilmente vengo superato. E' vero che sono partito nelle retrovie, dove stanno anche coloro che faranno la maratona in 7 ore. Però è da qualche chilometro che mi sono reso conto che sono in continuo sorpasso. Verso il 25° Km l'acqua che viene giù dal cielo diminuisce di intensità. Ora gli spugnaggi tornano di nuvo utili, e soprattutto mi rendo conto che è utile il miele che sto mangiando dal 20° Km. Ogni due o tre Km butto giù un sorso di miele, magari solo a livello inconscio, ne traggo beneficio sentendo sempre le gambe vive e nessuna sensazione di fatica o fame. Intorno al 28° Km siamo vicini alla Roma bene: i Parioli. Il mio amico Master mi diceva sempre: "Attento, perché Roma è Troia, e i Parioli sono una delle sue armi peggiori". Quando me lo diceva non capivo perché. Ora che vedo in faccia i Parioli capisco e non posso che essere d'accordo con lui. Per fortuna mentre sto per affrontare l'erta, un concorrente che ne accompagna uno più debole dice: "Ricorda, spezza il passo e incrementa la frequenza"... Questo fa scattare in me un interruttore. Sono le stesse parole che Giuseppe mi ha detto lo scorso anno quando ho fatto la Vivicittà. E allora, via a spezzare il passo e salire in progressione come un Defender con le ridotte. Alla fine il Garmin dirà che ho chiuso il Km in 4'49". In salita ne supero tantissimi, e una volta arrivati in cima tengo botta e continuo sulla media dei 4'45" fino al 32° Km. Ora le gambe sono un po' infastidite, soprattutto gli adduttori e la parte bassa dei glutei. Io continuo a mangiare miele, butto giù un carbo gel (come avevo già fatto al 15° Km), e mi getto per gli ultimi 10 Km. Sulla media dei 5' a Km sono in vantaggio di oltre 120 secondi. Ora credo che forse un sogno si possa avverare.

Capitolo 7: Ma cos'è questa crisi? - Cos'è questa crisi? Ne ho sentito parlare, Giuseppe me l'ha paventata come il momento più brutto di tutta la mia vita. Una cosa da gestire di testa, di corpo e soprattutto di culo! Sono al 35° Km e le gambe vanno, ma non sono quelle dei primi Km e soprattutto la mia testa sa una cosa: non ho mai corso per più di 32 Km a ritmo gara, e in ogni caso mai per più di 36 Km. Cosa succederà tra un po'? Ho una paura folle di scoprirlo. E a volermi far scoprire cosa sia una crisi ci provano i sanpietrini. In via della Conciliazione stavo bene, ero fresco, ora sono cotto. Vedendomi poi nei video ufficiali, vedo che i piedi sono radenti a terra e le ginocchia non fanno un grande lavoro. Sbatto sui sanpietrini e capisco che anche, ginocchia e caviglie stanno per affrontare il momento più duro di tutta la gara. Le fasce late di entrmabe le gambe lavorano durissimo per tenere un assetto degno da homo erectus. I passaggi a Trevi e Spagna sono duri, ma come entro in via del Corso vedo l'obelisco di piazza del popolo e penso che il peggio sia passato, ora posso pure andare a 5' a Km che l'under 210 non me lo toglierà nessuno. Davanti a me una fotografa è in mezzo alla strada che scatta. L'euforia mi fa mettere in possa con lingua di fuori, sorriso e segno della vittoria su ambo le mani. Lei sorride e mi ringrazia. Mi sento Dio. Davanti a me una pink runner con la maglia della Chicago Marathon. La riprendo e cerco di spingere. Quando all'improvviso... Cioè come d'incanto... in pratica... Forse... il quadricipite sinistro mi manda una scarica elettrica che mi fa scorrere un brivido freddissimo lungo la schiena. E' come un avviso di chiamata... Si chiama crampo quello che mi sta cercando dall'altra parte. Ora ho davvero paura. Per fortuna scatta un altro interruttore. E' la faccia del mio barbiere, ultramaratoneta, che mi spiega che per tenere sotto controllo i crampi, basta cedere un filo sul passo per tenere il muscolo al limite. Così faccio. il Garmin improvvisamente segna come passo istantaneo 5'10" anziché i soliti 4'50" che ero oramai abituato a vedere. Tengo il crampo sull'orlo del dolore per 200 m poi capisce che a quel numero non risponderà nessuno e decide di andarsene. Poco dopo l'obelisco di piazza del Popolo non c'è più nulla. Meno male, mi rimetto in assetto e continuo. Peccato che al crampo si stia sostituendo una gran sete che cerco di tenere a bada con il miele. Ancora 3 maledetti chilometri e avrò finito.

Capitolo 8: L'arrivo - Mentre cerco disperatamente di resistere alla sete, il crampo riprova a chiamare. Questa volta è meno insistente. Però la paura è la stessa. Così come è la stessa la mia contromossa: "Signole non c'è, lichiami più taldi" direbbe il filippino di Marzocca. Adesso entriamo in via del Traforo, un'ultima salitella alla fine della quale si cela la gloria. Per fortuna anche l'acqua è lì. Per cui giù un po' d'acqua e poi giù in picchiata verso piazza Venezia; ammetto che sto per piangere, e non so perché penso a mio figlio. Mentre scendo in piazza Venezia, supero una runner che si accorge del mio arrivo, devo avere un passo non propriamente felpato. Si gira e mi incita: "Vai vai che sei fresco". Se non mi ha preso per il culo le devo dire grazie, mi ha dato la spinta per questi ultimi metri. Vedo il Vittoriano, accelero, le gambe come d'improvviso tornano agili, ancora 200m e sarà gloria. Supero ancora qualche concorrente. Traguardo superato con le braccia al cielo. Urlo di gioia misto a fatica. Il crono dice 3h31'02", ma il real time dirà 3h27'08". Medaglia al collo, coperta in alluminio, bere qualche cosa e via a casa. Moglie e figlio mi aspettano per un pranzo rigenerante.

Prologo: Ce l'ho fatta. Diamo un po' i numeri. Ho corso quasi 800 Km in tre mesi, ho perso quasi 5 Kg di peso, ho fatto una prima parte di gare in 1h44'02", mentre la seconda l'ho corsa quasi 1' più veloce. Al 5° Km ero 3956°, all'arrivo sono 2079° generale e 1993° degli uomini, 363° di categoria. Per 19 edizioni, non ha mai piovuto, e come dice Nino, l'avrò mica portata io sta cacchio di pioggia? 
Non ho molto altro da dire, se non che stranamente ho preferito allenare una maratona che una mezza maratona. Non so se sono scemo, masochista o entrambe le cose, ma a me correre per più di 3 ore è piaciuto parecchio. Certo se riuscissi a correrla in meno di 180' sarebbe fantastico, ma questa è la vita reale non un film di fantascienza. Per cui mi accontento e da qui riparto sapendo di poter puntare nuovi traguardi. Prossimo appuntamento mezza maratona di Chia il 27 aprile 2014. Ci ho preso troppo gusto!

Buona Corsa!

martedì 18 marzo 2014

Keep calm and run!

Ok, ci siamo.

Il grosso del lavoro è fatto.

Ora come ora non posso fare altro che arrivare a domenica, aspettare con calma, godermi la Roma turistica, e poi sparare tutto in 42195 metri.

In questi giorni mi sono confrontato con altri runners, oltre che con il mio coach.

Molti mi hanno detto che ho corso troppo, che ho fatto troppi Km. Altri hanno apprezzato il fatto che pur avendo poco tempo sono riuscito a correre 30 Km prima di andare al lavoro (sveglia alle 4 e vi andare).

Adesso tutti sono prodighi di consigli, chi mi vuole dire come correre, a che passo. Chi mi suggerisce di stare attento nelle gabbie e di farmi spazio.

Ora quello che mi interessa è solo rimanere calmo, fare tutto per bene e poi arrivare al gonfiabile domenica mattina, magari con un po' di paura, ma consapevole che sarà una grande avventura. 

Magari dopo poco meno di 210 minuti ripassare e urlare come un matto.

Ma per ora: Keep calm and run!
Buona Corsa!

lunedì 10 marzo 2014

E ora si scarica

E alla fine questa preparazione volge al termine.
Dopo 16 settimane di tanti chilometri e tanta fatica si avvicina la verifica, anzi, 42195 verifiche.

La preparazione si è conclusa nel peggior modo possibile.

La settimana scorsa, il bimbo ha avuto il raffreddore, il che vuol dire non più di 4 ore dormite per notte. Questo mi ha portato a posticipare le due sedute del mattino.
Martedì anziché correre alle 4:30 ho dovuto correre alle 21:00 dopo cena 12 Km, e Giovedì, anziché fare i 30 Km di ripetute alle 4:00 del mattino, ho dovuto farli alle 15:15.

In pratica tutto sballato negli orari e nei recuperi, sono arrivato a sabato con le gambe che non stavano bene, però i miei 45 minuti di rigenerante li ho corsi anche se un po' in stile pinocchio.

Il peggio è arrivato domenica quando mi attendeva l'ultimo lungo e il più impegnativo della preparazione: 36 Km RG + 4 Km risc/def.
Parto alle 6:30 con buoni propositi. Però appena parto sento le gambe che sono rigide e soprattutto sento una certa 'legnosità' nell'anca sinistra.
Penso a scaldarmi e suppongo che dopo 2 o 3 Km il fastidio passerà.

Di Km ne passano 7 ma il fastidio è sempre lì in agguato. Lo sento ma continuo anche se la testa ha già deciso di mollare. Al decimo Km sembra che le cose vadano un po' meglio e tengo, anche se il passo che ho non è costante, è di quasi 10 secondi sopra quello che vorrei fare, ma penso solo a portare a casa i Km da tabella senza troppo badare al passo. So che sono carico di chilometri e che soprattutto la settimana è stata devastante.

Al 14° il fastidio inizia a diventare dolore; basta una discesa alla fine del 15° Km... e mi fermo. Preferisco buttare la spugna piuttosto che cercare di andare oltre e vanificare 3 mesi di lavoro con un infortunio.

Passerò il resto della giornata con un dolore al fianco/coscia sinistra. Sembra un affaticamento muscolare, probabilmente dovuto al poco riposo.
Molti amici mi dicono: "40 Km a 15 giorni dalla gara erano una follia, meglio così".

Onestamente non so che pensare, sono tutti tecnici, tutti che ti danno consigli. Ma io ho un allenatore, e se mi aveva preparato una tabella fatta in quel modo un motivo ci sarà.

Da quando è iniziato l'anno ho corso quasi 680 Km, 8 volte sopra i 29 Km, ho perso quasi 5 Kg e onestamente non credo di essere mai stato così in forma. Ora non resta altro che scaricare e rendere più agili le gambe... Poi solo la strada dirà se sono o meno un maratoneta.

Buona Corsa!

venerdì 28 febbraio 2014

Febbraio 2014

E anche febbraio è andato in cascina.

Mamma quanto è stato duro. 
Ieri ho chiuso il mese con un totale di 311 Km. Non avevo mai corso tanto in un solo mese.

E' il quarto mese di fila che sfondo il muro dei 230 Km, e devo dire che i risultati stanno dando ragione a quell'aguzzino del mio coach.

Certo fare dai 24 ai 30 Km di lavori di qualità alle 4 del mattino il giovedì non è proprio una passeggiata. Però devo dire che il tutto sta diventando sempre meno pesante e più agevole.

Solo ieri avevo il seguente lavoro: 25' risc + 4*(1 Km a 5' + 5 Km a 4'40") + 10' defat.

In pratica i lavori di qualità, 24 Km, andavano corsi a 4'43" di media, ossia un passo che solo fino a 12 mesi fa era il mio passo mezza. Ieri invece li ho fatti in scioltezza, come se fossero una cosa normale. Anzi, sono andato pure più veloce senza sentire il benché minimo senso di fatica o difficoltà: 4*(1 Km a 4'55" + 5 Km a 4'37").

Sono molto soddisfatto, e devo dire che ora come ora la maratona fa un po' meno paura. Un po' meno, non che non abbia paura di quei maledetti 42195 metri.

Nel frattempo sono arrivate le scarpe nuove per la gara: Saucony Ride 6. Un gioiello. Verranno battezzate domenica con un bel 34 Km.

Intanto il peso ha continuato a scendere e ora si è assestato a 75 Kg. Ancora un chiletto e sarò perfettamente in linea con quanto volevo raggiungere, anche se mia moglie dice che sono uno zombie.

A proposito di mia moglie, devo ringraziarla per la pazienza che sta avendo nei miei confronti. Sopporta che la domenica sia a casa non prima delle 10, accetta il fatto che il mercoledì vada a letto alle 22 per alzarmi alle 4 e mi sta rendendo la vita un po' più facile col cialtrone.

Se dovessi raggiungere un buon risultato, anche solo finire la maratona lo sarebbe, un po' del merito sarebbe anche suo.

Adesso arriva il difficile: ultime due settimane di carico, scarico e poi gara!
Saranno 23 giorni di sofferenza e attesa, per poi vedere, si spera in meno di 210 minuti, la linea di arrivo davanti al Colosseo.

Buona Corsa!

giovedì 20 febbraio 2014

Beppe Grillo non è Gus Hansen

Ieri si sono svolte le consultazioni per il prossimo governo Renzi.
A grande sorpresa ha partecipato Grillo, che, invitato dalla 'Rete' a confrontarsi con Renzi, si è seduto al tavolo.

Prima di proseguire vorrei fare una precisazione: dei due non me ne piace nemmeno uno, non ho preconcetti, e onestamente non avevo aspettative verso nessuno dei due. Per cui quello che mi limiterò a dare è un semplice e personale giudizio su quanto ho visto e sentito.

Grillo ieri aveva l'opportunità di smascherare Renzi, poteva mostrare a tutti la pochezza di un uomo e del suo programma. Poteva mettere in luce che il programma di Renzi è vuoto di contenuti. Un bluff.

Nel poker, Texas hold 'em, c'è solo un modo per smascherare un bluff, arrivare il river e vedere le carte.
Se facciamo un parallelismo tra questo sport, e la politica italiana, potremmo dire che 'La vecchia politica' è come quei giocatori storici, che senza avere un punto sicuro in mano, difficilmente andavano anche solo al flop. In gergo si dice cha hanno un gioco chiuso. Un esempio di questo tipo di giocatori sono Jesus Ferguson e Phil Helmmuth Jr.
Costoro hanno dominato la scena mondiale del poker per anni. E come i politici italiani, difficilmente riuscivi a toglierli dalla loro sedia al tavolo finale.

Poi a inizio anni 2000 è arrivato un personaggio, faccia da sicario, ma anche da bravo ragazzo. Proveniva dal mondo del backgammon. Di origine danese. Il suo nome è Gus Hansen. Questo giocatore ha rivoluzionato il modo di concepire il poker. Se infatti da un lato ha estremizzato l'uso della matematica, ma senza fare niente di nuovo, ha anche però introdotto un nuovo modo di giocare. Ossia ha reso plausibile un modo di giocare aggressivo, dove il bluff viene fatto così regolarmente che non sai mai se stia bluffando o abbia punti in mano. La sua specialità sono gli heads up, ossia il momento in cui al tavolo restano solo due giocatori. Infatti la sua forza sta nel capire perfettamente la psiche del suo avversario e intuire quando questo stia bluffando, abbia un buon punto o addirittura una mano imbattibile. E in ognuno di questi casi riesce spesso e volentieri a domare il proprio avversario e spesso lo porta letteralmente a scoppiare.

Ieri Grillo poteva essere il Gus Hansen della politica italiana, poteva essere il vero punto di rottura; ha creato un movimento quasi dal nulla sfruttando nuovi mezzi e nuove idee. Ha coinvolto le persone in maniera più diretta rispetto ai politicanti storici. Poteva sedersi al tavolo finale, giocare le sue carte, e convinto della bontà dei suoi punti poteva vincere il suo braccialetto, e magari, ciliegina sulla torta, far scoppiare il futuro capo del governo.

E invece... Ha fatto tutto per bene, ha iniziato il torneo dalle qualificazioni, ha sbaragliato chi lo dava per morto il giorno dopo che è sceso in politica. Adesso ha già più importanza di tanti personaggi che provengono dalla prima repubblica. In pratica, è arrivato al tavolo finale da chip leader. Infatti non avendo nulla da perdere e tutto da guadagnare era in una posizione di estremo vantaggio rispetto al fantoccio del Pd.

Poi quando è stato il momento di giocare per il montepremi se l'è fatta sotto. Come quei giocatori che una volta arrivati all'ultimo tavolo con tante chips, entrano nel panico e per paura di perdere fanno l'unica cosa plausibile: perdono.

La politica come il poker ha delle regole, e in un tavolo di consultazione sono abbastanza facili: il capo del governo incaricato fa una proposta, e la controparte è libera di accettarla, rifiutarla o ridiscuterla. Facile.

E invece ieri non è andata così. Ieri Grillo si è seduto al tavolo, e ancora prima che Renzi parlasse, ha fatto un monologo, nemmeno fosse un suo spettacolo, impedendo completamente al sindaco di Firenze di parlare. E' come se andando allo heads up uno dei due giocatori iniziasse a sbraitare, ancora prima di giocare, perché il banco è truccato. Logicamente al casinò ti accompagnano alla porta e se ti va bene non te le danno.

I concetti espressi da Grillo, a mio avviso, avrebbero avuto un'efficacia maggiore, se li avesse esternati solo dopo che Renzi avesse parlato. Non dico che dovesse cambiare né il contenuto né i modi. Doveva solo rispettare i tempi. E per un comico le tempistiche sono tutto.

Alla fine chi ha fatto la figura del sicario, Gus Hansen, è stato Renzi, che con battute salaci e tipiche del suo carattere toscano, ha messo in ridicolo il capo del movimento 5 stelle, evidenziando il suo carattere totalitario e poco propenso al contraddittorio. Ma soprattutto ha messo in luce il fatto che forse lo stesso Grillo possa essere un grosso bluff. In pratica Grillo ha fatto la fine di ogni avversario di Gus: ha sbroccato.

A questo punto per scoprire se Renzi è un bluff, come io ritengo da tempo, non ci resterà che aspettare che qualcuno si sieda davanti a lui e lo porti al river. Sperando che non sia un bloody river, con il nostro sangue.

Buona Corsa!